Originaria di alcune regioni dell’Africa e dell’Asia veniva coltivata al tempo dei Romani. La fava è una pianta erbacea annuale di rapida crescita e molto vigorosa. Ha una vegetazione eretta, ramificata e alta fino ad 1 metro con foglie composte da 3-4 coppie di foglioline carnose e di colore verde pallido. Il frutto è un baccello molto ingrossato, lungo fino a 25 cm, che contiene da 3 a 10 semi. Le varietà si differenziano per taglia della pianta, precocità di maturazione, grandezza dei baccelli, ecc…                              In Italia la varietà più diffusa è la aguadulce, da cui sono derivate la fava lunga delle cascine e la sciabola verde. Altre varietà da menzionare sono la astabella, paceco, aprilia, quarantina, gigante d’Ingegnoli, baggiana, corniola, di Caltagirone, di Riesi e Marsala. È presidio Slow Food la fava larga di Leonforte (EN) e la fava di Carpino (FG).
Le fave fresche, di pronto consumo, si raccolgono quando i baccelli sono sufficientemente sviluppati e i semi ben ingrossati, invece, le fave secche, si ottengono tagliando le piante al piede, quando sono completamente ingiallite.

Come pulire e sgranare:                                                                                                                                                                                   Sgranare le fave dal baccello, romperne le due estremità, tirare il “filo”, e prelevare i semi. Occorre ammollare le fave per un tempo che varia dalle 16 alle 18 ore, in acqua. Se fresche primaverili non occorre l’ammollo. La parte commestibile delle fave è il 26%. Si consiglia di eliminare la pellicina sottile presente sul seme, soprattutto per preparazioni cremose e per renderle più digeribili.